{"id":243,"date":"2015-11-30T09:53:51","date_gmt":"2015-11-30T08:53:51","guid":{"rendered":"http:\/\/lombardia.ucid.it\/busto-arsizio\/2015\/11\/30\/s-e-mons-roberto-busti-vescovo-di-mantova-azienda-cultura-e-famiglie-sempre-vicine-2\/"},"modified":"2023-05-09T12:45:39","modified_gmt":"2023-05-09T10:45:39","slug":"s-e-mons-roberto-busti-vescovo-di-mantova-azienda-cultura-e-famiglie-sempre-vicine-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lombardia.ucid.it\/busto-arsizio\/2015\/11\/30\/s-e-mons-roberto-busti-vescovo-di-mantova-azienda-cultura-e-famiglie-sempre-vicine-2\/","title":{"rendered":"S.E. Mons Roberto Busti Vescovo di Mantova AZIENDA, CULTURA E FAMIGLIE SEMPRE VICINE ?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><strong>S.E. Mons Roberto Busti Vescovo di Mantova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">AZIENDA E CULTURA E FAMIGLIE<br \/>\nSEMPRE VICINE?<br \/>\nU.C.I.D. BUSTO ARSIZIO\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 25 11.2015<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"http:\/\/lombardia.ucid.it\/busto-arsizio\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/05\/20151125_195416.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-837 aligncenter\" src=\"http:\/\/lombardia.ucid.it\/busto-arsizio\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/05\/20151125_195416-300x169.jpg\" alt=\"20151125_195416\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il mondo dell&#8217;economia e dell&#8217;azienda \u00e8 strettamente interconnesso con il tema della cultura, della societ\u00e0 e della famiglia. Tanto pi\u00f9 in Italia dove il capitalismo familiare ha creato nel dopoguerra quel tessuto di imprese e di artigiani che ha rappresentato il volano di sviluppo del nostro paese e ha contribuito a creare un brand, \u00abil Made in Italy\u00bb, secondo a nessuno al mondo. L\u2019attivit\u00e0 d\u2019impresa, fin dalle sue origini, \u00e8 stata anzitutto un fenomeno relazionale che nel tempo ha maturato conseguenze economiche di sviluppo, benessere e ricchezza per tutti. Purtroppo, in tempi pi\u00f9 vicini, si \u00e8 diffuso un ben noto filtro ideologico che ha portato a travisarne la natura, fino a giungere al convincimento diffuso che comunque la ricchezza sia frutto di un comportamento negativo, quasi un furto legalizzato. Di certo, la cronaca non solo italiana di tanti scandalosi racconti non aiuta a cambiare pensiero, anzi!<br \/>\nLa situazione attuale di crisi ci mette nelle condizioni di osservare con chiarezza il tradimento di principi dichiarati e ostentati, e la conseguente dilagante incoerenza pratica, che fa emergere in modo incontestabile una seria questione morale, non confinabile all&#8217;interno di una categoria di persone.<br \/>\nLa crisi economica che stiamo vivendo, infatti, non riguarda solo gli imprenditori o i lavoratori, ma si accompagna a indicatori di degrado incontestabile: la forte evasione fiscale, la corruzione politica, che \u00abtangentopoli\u00bb ha fatto emergere alla consapevolezza pubblica, ma non sconfitto, una informazione sempre meno indipendente e libera, ecc.<br \/>\nAnche le evidenze etiche tradizionalmente pi\u00f9 condivise, come il rispetto della vita umana nascente o la distinzione e la complementarit\u00e0 dei sessi, tendono a saltare, in nome del diritto a una libert\u00e0 utopica, disincarnata e contraddittoria, che sta minando alle fondamenta l&#8217;istituzione sociale e il suo futuro.<br \/>\nIn questo contesto il tema etico, e di conseguenza, per quanto ci riguarda, il modello economico di riferimento che orienta la vita dell&#8217;impresa, del lavoro e della produzione, appare di grande importanza e meritevole di seria riflessione critica nelle sue categorie fondamentali.<br \/>\nVi ha detto il Papa (31.10 u.s.): Siete \u201cpersone che si pongono l\u2019obiettivo di essere artefici dello sviluppo del bene comune. Per fare questo voi dovete dare grande importanza alla formazione cristiana, soprattutto mediante l\u2019approfondimento della dottrina sociale della Chiesa\u201d.<\/p>\n<p>1 \u2013 AZIENDA E CULTURA<br \/>\nLa connessione tra impresa e cultura rappresenta un momento estremamente delicato su cui si fonda il presente ed il futuro della capacit\u00e0 di intraprendere del nostro paese, e in questo ambito, da imprenditori e dirigenti cristiani, dobbiamo con forza denunciare una deriva valoriale che, se non ripresa, render\u00e0 ancora pi\u00f9 complicato il creare ricchezza nel nostro paese.<br \/>\nA tal fine, cerchiamo innanzitutto di sintetizzare i principali concetti che legano il mondo dell&#8217;impresa al mondo della cultura.<br \/>\nSe volessimo usare una immagine biblica potremmo forse paragonare la situazione attuale a quella della torre di Babele, che rende bene un mondo economico fragile, fondato su concetti che consentono di mediare valori diversi, alternativi tra loro e non pi\u00f9 socialmente condivisi.<br \/>\nCi\u00f2 \u00e8 possibile perch\u00e9 il linguaggio usato oggi in ambito economico non \u00e8 pi\u00f9 interpretato in modo univoco, generando incomprensioni, tensioni e a volte conflitti sterili, che non giovano a nessuno. Infatti, se il bianco per alcuni \u00e8 verde, e se altri pretendono di aver diritto di considerarlo rosso, allora finiamo per parlare, ma non capirci pi\u00f9 l&#8217;un l&#8217;altro, non avendo pi\u00f9 una base semantica comune di riferimento.<br \/>\nAllora soffermiamoci su alcuni termini.<br \/>\nIl lavoro<br \/>\nTutti oggi parlano di lavoro, ma con significati diversi e non coniugabili con la visione cristiana della persona umana.<br \/>\nEsaltiamo il valore del lavoro, come espressione della creativit\u00e0 umana, e dimentichiamo che \u00e8 anche conseguenza del peccato. (Gen 3)<br \/>\nDiciamo che il lavoro \u00e8 dignit\u00e0, ma dimentichiamo che la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo consiste innanzitutto nell&#8217;essere creato, maschio e femmina, a immagine e somiglianza ben riuscita di Dio e redento in Cristo.<br \/>\nSosteniamo che il lavoro \u00e8 un diritto, ma non sempre ci ricordiamo di aggiungere che \u00e8 anche un dovere, motivato dalla responsabilit\u00e0 che ciascuno ha nei confronti della propria famiglia e alla collettivit\u00e0.<br \/>\nMa su queste tematiche, anche come credenti, siamo spesso molto pi\u00f9 disponibili a trattare e a mediare, nella ricerca di un dialogo che a volte rischia di sconfinare nel compromesso, e produce qualcosa che assomiglia tanto a quel sale che perde il sapore, di cui parla Ges\u00f9 nel Vangelo.<br \/>\nAncora il Papa: \u201cL\u2019impresa e il compito di dirigenti delle aziende possono diventare luoghi di santificazione mediante l\u2019impegno di ciascuno a costruire rapporti fraterni, favorendo la corresponsabilit\u00e0 e la collaborazione nell\u2019interesse comune\u201d.<br \/>\nE&#8217; curioso che la cultura dominante voglia rendere precari i legami familiari, proponendo unioni civili, matrimoni gay, uteri in affitto, eutanasia, divorzio, mentre si tenda a pretendere l&#8217;indissolubilit\u00e0 del legame tra impresa e lavoratore!<br \/>\nLo stipendio<br \/>\nTutti parliamo di diritto al lavoro, rievocando la carta costituzionale, ma in realt\u00e0 molti intendono il diritto allo stipendio, a prescindere sia dal lavoro sia dalle condizioni di mercato pi\u00f9 o meno favorevoli ad esso. Forse anche perch\u00e9 non ci sono i soldi per garantire gli stipendi ai quali ci eravamo abituati.<br \/>\nCos\u00ec pu\u00f2 capitare che certi lavori pi\u00f9 faticosi e altri, pi\u00f9 squalificati nella nostra cultura sociale, ma non sempre per questo meno remunerati, siano svolti da extracomunitari, mentalmente pi\u00f9 attrezzati ad affrontare la vita con spirito di adattamento.<br \/>\nQuesto fraintendimento sul diritto al lavoro ha creato una situazione che ci ha reso pi\u00f9 deboli, di fronte alla crisi economica. Paghi dell&#8217;abbondanza materiale della nostra societ\u00e0 consumistica, nella quale ci eravamo pigramente adagiati, abbiamo zittito le nostre coscienze di fronte a egoismi incredibili.<br \/>\nSe si \u00e8 sempre denunciata l&#8217;evasione fiscale e la fuga dei capitali all&#8217;estero, bisognava tenere presente anche altri atteggiamenti non positivi: la scarsa produttivit\u00e0, quando metteva a rischio la solidit\u00e0 delle imprese e quindi il lavoro di tutti; o la minore attenzione alla lotta contro corruzione, che liberasse la produttivit\u00e0, e quindi difendesse gli stipendi, dall&#8217;obbligo per le imprese di corrispondere o di assumere personale su indicazioni politiche, per garantire non il lavoro a chi era capace e ne aveva bisogno, ma a rendite di posizione, legate ai favori clientelari ed elettorali.<br \/>\nQuindi l&#8217;azienda \u00e8 andata sempre pi\u00f9 a essere intesa come \u00abstipendificio\u00bb, e il dipendente sempre pi\u00f9 come colui che deve averne comunque la garanzia, indipendentemente da tutto.<br \/>\nIl mercato<br \/>\nUn altro termine di cui si parla continuamente, e in merito al quale si consumano fraintendimenti clamorosi \u00e8 il mercato, presentato da alcuni come una divinit\u00e0 invisibile alla quale sottomettersi, da altri come una realt\u00e0 demoniaca da contrastare, da altri ancora come un cavallo da domare, imbrigliare e guidare.<br \/>\nIn realt\u00e0, al di l\u00e0 delle posizioni ideologiche, l&#8217;economia, etimologicamente, rimanda alla buona gestione della casa, perch\u00e9 a nessuno dei componenti la famiglia manchi il necessario. Per questo, in un contesto umanamente sano, si va al mercato. Ci si va per vendere e acquistare beni e servizi, utili alla persona e alla famiglia, non per sperperare risorse in capricci. Quando ci\u00f2 accade, il vero problema non \u00e8 economico n\u00e9 finanziario, ma etico, e chiama in causa innanzitutto il mondo dell&#8217;educazione, i luoghi dove si formano le coscienze: in particolare la famiglia, la parrocchia, la scuola&#8230; e i social network?<br \/>\nInfatti, pur conoscendo le leggi del mercato, nessuno ha mai preso posizione nei confronti di politiche che le hanno asservite all&#8217;avidit\u00e0, o hanno favorito sul nostro territorio, in modo acritico, l&#8217;insediamento di multinazionali, pur sapendo che nell&#8217;immediato offrivano stipendi facili, ma in prospettiva si tenevano le mani libere di licenziare e delocalizzare: tutti lo sapevano fin dall&#8217;inizio. Le leggi del mercato, cos\u00ec come le multinazionali, non sono mai state demoniache; il problema vero \u00e8 che le usiamo quando ci fanno comodo, e le demonizziamo quando vanno contro i nostri interessi particolari.<br \/>\nLa persona e la famiglia<br \/>\nCome ben sappiamo dunque, e non da adesso, il vero problema non sono le leggi dell&#8217;economia e dei mercati, ma la nostra incapacit\u00e0 di mettere al primo posto la persona umana intesa in modo cristiano. Spesso, infatti, diciamo persona, ma intendiamo il consumatore, il lavoratore, il manager, o semplicemente l&#8217;individuo, considerato a prescindere dalla sua identit\u00e0 umana e cristiana, costituita da una rete di relazioni e di valori trascendenti, prima fra tutte quella familiare. In questo modo ci sfugge la ricchezza di affetti e di significati di cui ogni persona umana ha bisogno. Ci sfugge la sua sete di trascendenza e dimentichiamo che \u00abnon di solo pane vive l&#8217;uomo\u00bb. Il lasciar cadere il senso e il valore della famiglia come nucleo originario della vita non solo nel suo essere concepita, ma nel valore di una relazione destinata a tutto il tempo dell\u2019esistenza (nonostante inevitabili contraddizioni), significa anche scuotere alla base uno dei principi che regolano tutto il resto, economia compresa. Non si tratta di trattare tutti con rispetto, ma di dare il nome giusto alla realt\u00e0 umana.<br \/>\nIl moderno Stato sociale, figlio del razionalismo illuministico, sta mostrando in modo drammatico i suoi limiti, e anche la sua arroganza. Oggi, infatti, si trova nella necessit\u00e0 di tagliare servizi essenziali, e dopo essersi dimostrato impotente nei confronti della disoccupazione dei giovani deve ammettere di non essere neppure sicuro, un giorno, di garantire loro la pensione.<br \/>\nDi fatto, nella nostra societ\u00e0, \u00e8 stata fatta una scelta politica cinica contro i giovani, che sono pochi, e a favore degli anziani, che invece sono tanti. I sindacati, del resto, tra i loro tesserati hanno ormai una grande maggioranza di anziani, che tutelano e difendono i loro diritti, a scapito di chi non \u00e8 ancora entrato nel mondo del lavoro. Sul versante del costo del lavoro l&#8217;azienda in crisi \u00e8 nelle condizioni di poter risparmiare solo sui giovani, assunti a partita IVA o contratti di formazione o a progetto nelle forme che continuamente cambiano di nome, ma lasciandoli nella sostanza sempre precari. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi se molti giovani appaiono demotivati nei confronti del lavoro e alcuni addirittura non provano neppure pi\u00f9 a cercarlo.<br \/>\n\u201cPensate ai giovani \u2013 vi ha detto il Papa \u2013 e siate creativi nel creare opportunit\u00e0 di lavoro che vadano avanti; perch\u00e9 chi non ha lavoro non solo non porta a casa il pane, ma perde la dignit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>2 &#8211; DA DOVE COMINCIARE?<br \/>\nLa breve analisi che abbiamo proposto, certamente da integrare da tanti punti di vista, porta a una conclusione molto chiara, se la si vuole vedere: la ricchezza sociale, e quindi il lavoro che la produce, non \u00e8 innanzitutto un problema di soldi, ma di testa. Quanto prima riusciremo a purificare il nostro modo di pensare, liberandoci da stereotipi datati che ci hanno portato a questo punto, tanto prima \u2013 per quanto dipende da noi &#8211; usciremo dalle pericolose sabbie mobili nelle quali ci siamo impantanati. Solo cos\u00ec ritorneremo a produrre ricchezza, ma soprattutto creeremo le condizioni per una sua equa redistribuzione, in un contesto etico pi\u00f9 solido, che sappia resistere alle lusinghe dell&#8217;egoismo e alla scorciatoie che sempre suggerisce l&#8217;avidit\u00e0.<br \/>\nDa cristiani, si tratta di rievangelizzare le categorie culturali che abbiamo indicato, per renderle strumenti utili a un rinnovamento dell&#8217;economia. E&#8217; interpretando in modo diverso i concetti con i quali parliamo del mondo del lavoro che possiamo cominciare a ricostruire una nuova etica aziendale, indispensabile per uscire dalla crisi. Non siamo noi a dirlo, ma gli economisti pi\u00f9 autorevoli, che continuano a ribadire come all&#8217;origine della crisi non ci siano tanto cause tecniche, quanto principalmente etiche.<br \/>\nCi\u00f2 significa che non ne usciremo in modo stabile facendo leva solo sulle soluzioni tecniche. Ci dicono, ad esempio, che bisogna aumentare i consumi. Questo certamente pu\u00f2 dare una boccata d&#8217;ossigeno a chi sta morendo di asfissia; ma possiamo credere che il futuro economico della nostra societ\u00e0 consista nel coltivare ancor di pi\u00f9 la mentalit\u00e0 consumistica e materialistica che l&#8217;ha prodotta? E se invece la soluzione fosse un&#8217;altra: quella di educare in modo diverso alla vita, al senso del lavoro, al valore della essenzialit\u00e0 e della sobriet\u00e0, alla responsabilit\u00e0 sociale nei confronti delle popolazioni che stanno peggio di noi e che, se non considerate solo come terre di conquista e sfruttamento, potrebbero diventare nuovi mercati per lo sviluppo comune?<br \/>\nIl ripensamento della cultura aziendale di produzione non pu\u00f2 fare a meno di invocare anche una cultura del consumo, al quale tutta la societ\u00e0 dovrebbe essere impegnata. Le aziende, infatti, potranno ripensare il loro ciclo produttivo con attenzione al rispetto delle persone, della loro salute, dell&#8217;ambiente da non inquinare, per uno sviluppo sostenibile e rispettoso della vita umana; ma il mercato che assorbe i suoi prodotti ha bisogno di essere reso pi\u00f9 etico dalle scelte consapevoli dei consumatori. Se infatti essi vengono educati ad acquisti attenti alla eticit\u00e0 della filiera di produzione, possono premiare e quindi rendere pi\u00f9 competitive le aziende che fanno scelte etiche. Questa opera educativa ricade su tutta la societ\u00e0, in particolare sulle agenzie educative principali quali la famiglia, la scuola, la parrocchia; ma non meno gli strumenti di comunicazione attuali che invece hanno assunto proprio la direzione contraria (social network ecc).<br \/>\nCome imprenditori noi possiamo certamente entrare in sinergia virtuosa con una cultura del consumo che ci consenta di produrre in modo etico, tutelando le persone che lavorano e le loro famiglie, l&#8217;ambiente, ecc. Sono il patrimonio per il futuro della societ\u00e0.<br \/>\nIl Papa vi ha raccomandato particolarmente tre cose. Favorire l\u2019armonizzazione tra lavoro e famiglia, con una particolare attenzione alle donne lavoratrici, alla maternit\u00e0 e alla loro presenza in famiglia. Una grande attenzione alla cura del creato per realizzare un progresso pi\u00f9 sano, pi\u00f9 umano, pi\u00f9 sociale e pi\u00f9 integrale. Francesco ha definito questo impegno come una chiamata a essere missionari della dimensione sociale del vangelo nel mondo difficile e complesso del lavoro, dell\u2019economia e dell\u2019impresa e comporta anche un\u2019apertura e una vicinanza evangelica alle situazioni di povert\u00e0 e di fragilit\u00e0. E ha continuato: Questo sar\u00e0 anche un modo a voi proprio per mettere in pratica la grazia del Giubileo della Misericordia\u2026. Non basta fare assistenza, non basta fare un po\u2019 di beneficenza; questo non basta, anche se \u00e8 forse il primo passo. E\u2019 necessario orientare l\u2019attivit\u00e0 economica in senso evangelico, cio\u00e8 al servizio della persona e del bene comune.<br \/>\nPerch\u00e9 ci\u00f2 possa realizzarsi bisognerebbe riscoprire seriamente la sapienza del \u00abprincipio di sussidiariet\u00e0\u00bb, di cui ci parla ormai da molto tempo la Dottrina sociale della Chiesa, e dunque liberare le risorse e il protagonismo della persona, della famiglia e dell&#8217;impresa, non solo in ambito economico ma anche educativo; e a ridimensionare l&#8217;ingerenza di uno Stato sociale ideologico, che pretende di provvedere tutto a tutti, e finisce in realt\u00e0 per inibire le potenzialit\u00e0 personali e sociali, soffocando famiglie e imprese con una tassazione ormai assurda, finalizzata al mantenimento di un dispendioso apparato burocratico, che finisce per tutelare le rendite di posizione di pochi fortunati a danno dei pi\u00f9 deboli.<br \/>\nSarebbe troppo lungo documentare qui come il principio di sussidiariet\u00e0 sia maturato nella Chiesa nel tempo, con gradualit\u00e0. E&#8217; la stessa gradualit\u00e0 che dovremmo con pazienza promuovere nella societ\u00e0, ripartendo dalle priorit\u00e0 fondamentali, che nell&#8217;ordine, per noi, sono la persona, la famiglia, la comunit\u00e0 di lavoro e di vita, il proprio territorio. Lo Stato viene dopo, e le sue riforme, di cui si parla come se fossero risolutive, servono solo se vanno nella direzione di liberare e valorizzare le enormi risorse presenti nella societ\u00e0.<br \/>\nIl Principio di sussidiariet\u00e0, che dovrebbe essere a fondamento del vivere civile, di fatto \u00e8 stato scardinato, perch\u00e9 lo Stato pretende, con arroganza, di curare e indottrinare i propri sudditi dalla culla alla tomba. Il fisco, di conseguenza, \u00e8 diventato ormai come lo sceriffo di Nottingham, ma non \u00e8 pi\u00f9 credibile: invece di essere strumento che promuove il bene comune, \u00e8 percepito come coercitivo e piratesco, perch\u00e9 con la creazione di norme, addirittura anche retroattive, finisce per depredare e impoverire la ricchezza privata e sociale, invece di promuoverne lo sviluppo.<br \/>\nIn questo modo, per\u00f2, si entra in un circolo vizioso, di cui stiamo vedendo i disastri e le contraddizioni. Ne sono penosa testimonianza gli attuali e riprovevoli atti di intolleranza contro gli extracomunitari. Il fatto \u00e8 che quasi mai sono sintomo di razzismo; quasi sempre invece sono la conseguenza di una gestione clientelare del potere, che tutela i pochi molto ricchi, impoverisce le classi intermedie spingendole verso l&#8217;indigenza e scarica la povert\u00e0 della crisi sui deboli, mettendoli di fatto gli uni contro gli altri. Come facciamo, ad esempio, oggi a sostenere che la priorit\u00e0 sono i migranti quando l&#8217;anziano vedovo vicino di casa fatica a vivere con la pensione, gli hanno rubato in casa e mai sar\u00e0 risarcito; il figlio divorziato, per mantenere la ex moglie, deve andare a mangiare a casa del padre tre volte la settimana?<br \/>\nMolti sono gli esempi che potremmo addurre, ma tutti derivano da un disordine etico di origine culturale, che non sempre vede noi cristiani impegnati, perch\u00e9 non di rado anche noi mostriamo di avere le idee confuse. Dobbiamo ri-educarci anche noi: con umilt\u00e0, ma con seriet\u00e0: soprattutto come cristiani che non possono n\u00e9 debbono pi\u00f9 far conto di convinzioni superficiali, ma fare una operazione di radicamento della propria fede.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/lombardia.ucid.it\/busto-arsizio\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/05\/vescovo01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-822 aligncenter\" src=\"http:\/\/lombardia.ucid.it\/busto-arsizio\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/05\/vescovo01-248x300.jpg\" alt=\"vescovo01\" width=\"248\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S.E. Mons Roberto Busti Vescovo di Mantova AZIENDA E CULTURA E FAMIGLIE SEMPRE VICINE? U.C.I.D. BUSTO ARSIZIO\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 25 11.2015 Il mondo dell&#8217;economia e dell&#8217;azienda \u00e8 strettamente interconnesso con il tema della cultura, della societ\u00e0 e della famiglia. 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